
Arriviamo ad Amsterdam una fredda mattina di febbraio, il cielo è sereno, il sole splende dall’alto ma i suoi raggi non riescono proprio ad arrivare fino a noi, l’aria è talmente gelata che persino i piccioni sembrano tremare di freddo.
Usciti dalla Stazione Centrale di Amsterdam ci incamminiamo a piedi verso l’albergo, le vie sono piene di gente, è venerdì mattina e la folla è un miscuglio multietnico di turisti e olandesi, macchine e pedoni e, naturalmente, le, onnipresenti, biciclette.
Prima di arrivare all’hotel ci fermiamo a fare uno spuntino in uno dei tanti FEBO, mangiamo in piedi appoggiati alle nostre valigie e dopo aver assaggiato un po’ di tutto riprendiamo il cammino.
La passeggiata non dura più di dieci minuti ma le nostre facce (unica parte del corpo che sbuca oltre guanti, sciarpe e cappelli) sono già congelate! L’albergo, inizialmente, sembra carino, le camere un po’ meno, i bagni, poi, meglio non parlarne…. Ci sistemiamo velocemente e usciamo.
Arriviamo subito a piazza Dam, strapiena come sempre di un po’ di tutto, e ci incamminiamo sulla Damstraat che costeggia il famoso “Rosse Buurt” il Quartiere a Luci Rosse.

Da qui in poi è un susseguirsi di vetrine con belle ragazze in mostra che sorridono invitanti, ma quello che lascia più perplessi è che tra una Vetrina e un Sexy Shop ci sono dei negozi normalissimi come in un qualunque altro quartiere di Amsterdam e le persone che transitano in questa zone non sono solo le orde di turisti incuriositi da quella che ormai è una delle attrazioni cittadine più ricercate ma cittadini normalissimi che passano per recarsi al lavoro portare i figli a scuola o fermarsi a mangiare in uno dei numerosi ristoranti o cafè della zona. E’ vero, però che di sera il quartiere si popola di tossicomani e spacciatori ed è preferibile non avventurarsi fuori dalle strade principali.

Proseguiamo la nostra passeggiata e arriviamo sul Nieuw Markt la piazza dove sorge il Waag la più antica porta di Amsterdam, costruita nel 1488. Proprio qui davanti si tenevano le esecuzioni pubbliche e in una delle sue torri venivano ospitati i condannati in attesa della morte. Più avanti venne utilizzata come Pesa Pubblica ed ospitò la Gilda dei medici chirurghi. Oggi ospita un ristorante. Sulla piazza nelle domeniche d’estate si svolge un mercatino dell’antiquariato.

Tornando verso l’albergo arriviamo al Begijnhof una corte di case costruita nel 1346 per la confraternita cattolica delle beghine, un gruppo di donne che vivevano come monache pur non avendo preso i voti, e aiutavano i poveri e gli ammalati. Ancora oggi in una parte delle case non accessibile al passaggio dei turisti vivono delle donne sole . Al suo interno, al n. 34, si trova la più antica casa di Amsterdam.

Quando arriviamo in l’albergo è già tardo pomeriggio e siccome qui si cena abbastanza presto ci limitiamo a darci una sistemata e ripartiamo velocemente alla ricerca di un ristorante, tipico ma non troppo costoso. Fortunatamente la nostra ricerca è breve, infatti, proprio dietro il nostro albergo ci imbuchiamo in un ristorantino decisamente caratteristico, Haesje Claes, tutto in legno, dove ci accoglie una sorridente e vigorosa maitresse.

Il menù naturalmente è incomprensibile, cerchiamo qualche suggerimento nella guida e qualche consiglio dal cameriere e alla fine decidiamo come prima portata di prendere una zuppa di cipolle e per secondo due piatti tipici, uno a base di carne speziata con il sugo, tipo gulash, accompagnata da una salsiccia bianca, crauti e patatine novelle e l’altro un bel pezzo di manzo al sangue poggiato su una base di faggiolini e patate e una saporita salsa al pepe. Per dessert abbiamo scelto una fantastica torta di mele aromatizzata alla cannella. Il caffè è una scelta sempre azzardata fuori dall’Italia ma è un’abitudine a cui, ahimé, non sappiamo rinunciare e così ci siamo arrischiati a prendere anche quello… no comment! Arriva il momento del conto e tutto sommato mantiene un buon rapporto qualità/prezzo, con tutto quello che abbiamo mangiato più due birre per uno 28 euro non mi sembra molto.